domenica 13 ottobre 2019

LA MEGLIO GIOVENTU' (2003)

Prodotto nel 2003 e diretto dal famoso regista milanese Marco Tullio Giordana, La meglio gioventù è un film a puntate che racconta ben trentasette anni di storia italiana, dall'estate del 1966 alla primavera del 2003, soffermandosi sulle vicende di una famiglia della borghesia romana.



La storia

La meglio gioventù può essere intesa come una saga familiare. Durante trentasette anni si dipana la storia di una famiglia romana ed in particolare di due fratelli, Matteo (Alessio Boni) e Nicola (Luigi Lo Cascio).
Durante tutto il film il regista si concentra sulla vita pubblica e privata dei due protagonisti, analizzando e raccontando ogni aspetto e particolare della loro vita, dalla giovinezza all'adolescenza, fino all'età adulta. Durante il racconto della loro cita non mancano gli spunti per approfondire capitoli importanti della storia moderna italiana. La vita dei fratelli passa infatti dall'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 agli anni '80 e '90, tra contestazioni e controcultura, fino alle proteste politiche e alle guerriglie urbane tra studenti e polizia.



I temi

Tra i temi più importanti presenti nel film vi sono l'interazione tra la sfera personale e quella politica, l'analisi storica dettagliata dei periodi storici e il tema del bivio, ovvero tutti quelli eventi che, anche in maniera lieve, possono modificare il corso della nostra vita e pertanto condizionare il nostro futuro.















venerdì 11 ottobre 2019

DIVERSITA' E UNITA' DELLA SPECIE UMANA (Antropologia)

Una grande varietà di aspetti, lingue e culture...

Nonostante l'intensità crescente dei contatti tra le popolazioni del pianeta, la varietà che caratterizza l'umanità attuale resta assai grande. Questa varietà si può manifestare a più livelli: 
- sul piano fisico (statura, colore della pelle, degli occhi...);
- sul piano linguistico (almeno cinquemila lingue parlate attualmente nel mondo);
- sul piano culturale (grande varietà di idee e comportamenti);

Alla base di tutta questa varietà abbiamo però un elemento di forte unità. Secondo lo scienziato francese Georges-Louis Leclerc de Buffon (1707-1788) infatti, tutti i gruppi umani fanno parte di un'unica specie.
Nella seconda metà dell'Ottocento gli antropologi dimostrarono che tutti i gruppi umani sono capaci di produrre cultura, mentre nello stesso periodo i linguisti conclusero che le lingue parlate dalle diverse popolazioni del pianeta possiedono strutture interne ugualmente complesse.




L'aspetto fisico e il DNA

Quelle che sembrano essere a prima vista le differenze maggiori tra i diversi soggetti umani, cioè le diversità di aspetto, sono, in realtà, proprio quelle più superficiali. Le ossa di un individuo, se studiate e analizzate, ci potranno rivelare il sesso, l'età le malattie contratte in vita del soggetto, ma non ci potrà mai dire se il soggetto fosse stato un nero o un bianco, se avesse avuto capelli scuri oppure biondi. 
L'unico tipo di analisi che possa dire oggi qualcosa di scientificamente valido sulle differenze tra i gruppi umani è quella che si fonda sull'esame del codice genetico (DNA), e dei suoi componenti di base, i geni.
I geni sono i portatori delle "informazioni" che sono alla base dello sviluppo del nostro organismo e che si trasmettono, pur con delle variazioni significative, da una generazione all'altra.





Le migrazioni dell'Homo sapiens sapiens



Le origini dell'uomo "moderno", ovvero l'Homo sapiens sapiens, non risalgono a un'epoca anteriore ai 50.000-100.000 anni fa.
Fu in quell'arco di tempo che la nostra specie assunse caratteristiche simili a quelle attuali: statura alta, cervello voluminoso, pieno sviluppo delle abilità manuali.
I nostri diretti antenati, originari dell'Africa orientale, dapprima si diffusero in tutto il continente africano, poi si spinsero nel Vicino Oriente, da dove popolarono l'Asia e l'Europa. Dall'Asia sud-orientale raggiunsero la Nuova Guinea e l'Australia (navigazione), mentre la glaciazione di 20.000 anni fa facilitò il passaggio, attraverso lo stretto di Bering, dalla Siberia all'Alaska e da lì alle Americhe.




Distanza e vicinanza genetica

Un'altra conferma che proviene dalle ricerche genetiche è che sul piano genetico due individui ritenuti normalmente appartenenti allo stesso gruppo (due bianchi, due neri...), presentano differenze genetiche statisticamente superiori a quelle analizzabili tra due altri individui scelti a caso.
Perché accade ciò? La ragione è che vi sono alcuni elementi del DNA che sono più antichi degli altri. E che questi elementi si sono sparpagliati in seguito alle migrazioni più antiche.
C'è sempre insomma, la possibilità che ciascuno di noi possa assomigliare, sul piano genetico e non per aspetto, più ad un indigeno della Nuova Guinea che al suo compagno di banco.




Le razze umane quindi non esistono...

Queste scoperte confermano che non è possibile parlare di "razze umane". Gli studiosi hanno d'altra parte già dimostrato che non si può, nel caso degli esseri umani, parlare di razze come nel caso dei cani oppure di cavalli. Nell'uomo infatti non esiste alcun criterio che consenta di individuare delle razze sulla base di criteri scientifici.






Ma perché quindi non esistono razze umane? Semplicemente perché le razze che conosciamo (canine, bovine, equine...) altro non sono che il frutto di una selezione operata dagli esseri umani su certi animali per ottenerne determinati vantaggi: cani più robusti, cavalli più agili...
Ma nella specie umana tutto questo non è accaduto, sebbene l'idea di creare una razza superiore facendo accoppiare individui con determinate caratteristiche sia stata il sogno di molti scienziati nazisti tra il 1930 e il 1945.









sabato 5 ottobre 2019

LA TEORIA SESSUALE E LO STUDIO DELLE NEVROSI (Psicologia)

Il bambino e la sessualità


Nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud espone la sua concezione della sessualità infantile e dello sviluppo individuale. Tale concezione suscitò scandalo ed indignazione nella società, poiché Freud ipotizzava la presenza nel bambino di un'energia sessuale fin dalla nascita. La sessualità infantile non coincide infatti con la genitalità, cioè con la consapevolezza della funzione genitale del proprio corpo, ma si tratta di una ricerca del piacere che coinvolge diverse parti del corpo ed è collegata ai principali bisogni fisiologici dell'individuo.



Le fasi della sessualità 

L'energia libidica, cioè l'energia psichica legata alle pulsioni sessuali, investe una serie di funzioni biologiche e comportamenti che provocano piacere e attenuano lo stato di eccitazione.

Nella fase orale, la zona erogena è principalmente la bocca, e le attività che provocano piacere sono relative alla suzione;
Nella fase anale, la libido si concentra nella zona intorno all'ano e trova soddisfazione nelle attività di espellere e trattenere;
La fase fallica si impernia sulle differenze tra maschio e femmina e la ricerca del piacere avviene con le prima attività di manipolazione dei genitali. E' in questa fase che si sviluppano il complesso edipico, cioè l'attrazione da parte del maschio o della femmina per il genitore del sesso opposto, il complesso di castrazione e l'invidia del pene.
Successivamente i bambini attraversano un periodo di latenza in cui le vicende psicologiche infantili vengono rimosse, gli impulsi sessuali sembrano assopirsi e l'evoluzione della sessualità subisce un arresto.




Regressione, fissazione e perversione...

Il passaggio da una fase all'altra comporta una maturazione che implica sia aspetti biologici sia aspetti psicologici. Ma tale passaggio può non verificarsi in modo completo, oppure possono esserci delle regressioni a delle fasi precedenti. Infatti in alcuni casi il soggetto può non aver trovato la dovuta soddisfazione in uno dei precedenti stadi, e quindi regredisce a tale stadio per ottenere la soddisfazione mancante. In altri casi invece il soggetto è talmente appagato da un dato stadio da rimanere fissato in esso.
Secondo Freud, regressione e fissazione spiegano il fenomeno delle perversioni sessuali, cioè comportamenti che realizzano il piacere secondo modalità non accettate socialmente. Esse sono l'esibizionismo sessuale, ma anche il sadismo, il feticismo e il masochismo.

















SVILUPPO E PSICOANALISI: LA VISIONE DI SIGMUND FREUD (Psicologia)

Psicoanalisi e società (Psicologia)

Nel corso del Novecento la teoria psicoanalitica di Sigmund Freud (1856-1939) è stata messa in discussione da più parti. Anche se oggi la psicoanalisi non occupa più il posto di rilievo che l'ha vista protagonista per molti decenni nel secolo scorso, dobbiamo riconoscerle il merito di avere modificato, in maniera permanente, il modo in cui gli uomini e le donne comuni interpretano se stessi e gli altri.
La psicoanalisi rappresenta infatti la prima grande teoria e pratica della "vita personale".











Dall'identità familiare all'inconscio individuale

I cambiamenti dovuti ai processi di industrializzazione e urbanizzazione hanno modificato il senso di identità dell'individuo, che fino ad allora verteva principalmente sul ruolo che occupava all'interno della famiglia, luogo primario della produzione e della riproduzione, prima dell'industrializzazione.
Lo sviluppo del capitalismo industriale, con la separazione tra ambiente di lavoro e ambiente familiare, permise alla famiglia di organizzarsi in modo nuovo e agli individui, di immaginare per sé identità extrafamiliari.

L'idea di un inconscio individuale elaborata da Freud rifletteva, in un certo senso, i cambiamenti in atto sul piano economico e sociale.
La teoria freudiana mette infatti l'accento sulla particolarità di ogni esperienza umana per i singoli individui, sull'elaborazione assolutamente personale dei vissuti, sulle dinamiche inconsce che influenzano lo sviluppo, le scelte e i comportamenti individuali.





La psicoanalisi come concezione antropologica

La teoria psicoanalitica è un modello complesso nel quale ritroviamo diverse proprietà. Freud stesso ha coniato il termine psicoanalisi per indicare:

- un procedimento per l'indagine di processi mentali;
- un metodo terapeutico;
- una disciplina scientifica;

La psicoanalisi costituisce quindi un modello teorico che propone una visione dell'uomo specifica e articolata, una concezione antropologica nella quale vengono sviluppati temi quali l'origine dell'Io e il rapporto tra l'individuo.



L'interpretazione dei sogni

Il testo che permette a Freud di farsi conoscere al grande pubblico è "L'interpretazione dei sogni" del 1899. Il libro preannunciava un nuovo modo psicologico interpersonale, non sottoposto a giudizi moralistici.
Dalle sue pagine traspaiono tutte le nuove tendenze emergenti in quella fine secolo: la separazione fisica dell'individuo dal suo tempo e spazio, la nuova ammissibilità della scarica istintuale, la forza esplosiva della sessualità, la costruzione di complessi mondi interiori non più riproducenti una realtà esterna.
Questa nuova modalità verra chiamata modernismo.

L'analisi di Freud tende a mettere in luce che, nelle situazioni quotidiane, elementi come i sogni, le dimenticanze e i lapsus sono comuni sia all'individuo sano sia a quello nevrotico: le modalità di funzionamento psichico sono le stesse.
Al sogno viene assegnato un ruolo fondamentale per l'esplorazione dell'inconscio, poiché costituisce una sua attendibile rappresentazione: è assurdo, illogico, incoerente, eppure è possibile, attraverso l'analisi, coglierne il significato e renderlo comprensibile. Durante il sonno diminuiscono le difese e la censura, che impedisce agli elementi rimossi di invadere la coscienza, si allenta; i contenuti inconsci si presentano così mascherati per non farsi riconoscere.
Il sogno è dunque il risultato di un compromesso: cerca di soddisfare i desideri inconsci seppur in modo allucinatorio, ma li trasforma per non renderli riconoscibili e farli accettare dalla coscienza.


Il sogno, rappresentazione dell'anima

L'analisi  di Freud tende a mettere in luce che, nelle situazioni quotidiane, elementi come i sogni, le dimenticanze, i lapsus sono comuni sia all'individuo sano sia al nevrotico: le modalità del funzionamento psichico sono le stesse.
Al sogno viene infatti assegnato un ruolo fondamentale per l'esplorazione dell'inconscio, poiché costituisce una sua attendibile rappresentazione.
Durante il sonno diminuiscono le difese e la censura, che impedisce agli elementi rimossi di invadere la coscienza, si allenta; i contenuti inconsci si presentano così mascherati, per non farsi riconoscere.
Il sogno è dunque il risultato di un compromesso: cerca di soddisfare i desideri inconsci seppure in modo allucinatorio, ma li trasforma per non renderli riconoscibili e farli accettare dalla coscienza.

































mercoledì 25 settembre 2019

L' EDUCAZIONE NELL' EUROPA CATTOLICA TRA SEICENTO E SETTECENTO (Pedagogia)

Riforma protestante e Riforma cattolica

Per molto tempo si è pensato che tra umanesimo e Rinascimento si fosse affermata una cultura già marcatamente laica, poi soffocata nell'età delle riforme religiose.
La realtà però è molto più sfumata. le incertezze e le inquietudini degli intellettuali non erano penetrate nel popolo, che piuttosto manifestava la sua fede con una devozione semplice, spesso intrisa di superstizione


Il Concilio di Trento

Il timore che le dottrine conciliariste prendessero il sopravvento indusse il papato a temporeggiare di fronte alle richieste interne di riforma, alla crescente opposizione di Lutero e all' espansione della sua dottrina, sicché, quando finalmente il Concilio di Trento fu convocato nel 1545, la spaccatura interna alla cristianità si era ormai consumata.
Il Concilio si concluse con l'approvazione di una serie di decreti dogmatici e disciplinari , che riaffermarono la verità della fede cattolica, ristabilendo la saldezza della dottrina, messa in crisi dalle dispute teologiche, dalle contestazioni filosofiche, dal lassismo nel comportamento da parte del clero.
Il Concilio di Trento affermò che la sola fede non salva l'essere umano, ma occorrono anche le opere, dunque è necessario operare bene nel mondo: l'essere umano, quindi, coopera, alla Grazia. La cultura non è fine a se stessa, ma va indirizzata al bene comune: attraverso questo si persegue anche la salvezza personale. La Chiesa, depositaria del magistero di Cristo, ha il dovere di insegnare e avviare al bene tutti gli esseri umani


I gesuiti: la nascita dell'ordine

Durante i decenni della Riforma cattolica sorsero nuovi ordini religiosi, orientati principalmente all'educazione: quello dei barnabiti, fondato nel 1530 da Antonio Maria Zaccaria; quello dei somaschi, sorto per iniziativa di Girolamo di Angela Merici e la Compagnia di Gesù di Ignazio di Loyola.
Non tutti questi nuovi ordini erano votati all'educazione e all'istruzione, ma vi si adeguarono rapidamente, perché raccolsero una domanda che sorgeva dalla società.






Una congregazione votata all'insegnamento: la Compagnia di Gesù

La vicenda che riguarda la cosiddetta Compagnia di Gesù è particolare ed emblematica. Fondata da Ignazio di Loyola (1491-1556), inizialmente per fini missionari, si occupo anche di assistenza e catechesi presso le popolazioni europee.
Lo scopo originario era però quello di un'opera di "cattolicizzazione" del mondo, che prevedeva la riconquista a Roma delle aree passate al protestantesimo e la conversione dei popoli non cristiani: eretici, scismatici, musulmani e gli "infedeli delle Indie" in Asia e in America Latina.
Caratteristiche peculiari degli aderenti alla Compagnia (i gesuiti), erano la mobilità e la profonda cultura.
Per prendere i voti occorreva aver studiato filosofia, teologia e un terzo ramo del sapere (una specie di laurea).
Data la situazione di crisi dell'università dell'epoca, che Ignazio ben conosceva, egli ritenne opportuno aprire collegi appostiti per la formazione dei futuri membri dell'ordine.







La Ratio studiorum

I gesuiti si interrogarono spesso riguardo a quale programma scolastico fosse il migliore, e per trovarlo avviarono una serie si sperimentazioni durate quasi mezzo secolo.
Fu così che, dopo cinquant'anni di prove, nel 1599, i gesuiti giunsero a codificare nella Ratio atque institutio studiorum Societatis Iesu il loro modello di studi.
La Ratio studiorum costituì di fatto il modello indiscusso cui fecero riferimento anche gli altri ordini religiosi ancora dopo il 1773.
Si potrebbe paragonare questo codice ad una legge scolastica, che disciplinava le centinaia di collegi gesuitici, dotandoli di un piano di studi e di regole identiche.
Il collegio diventò quindi una scuola transnazionale, ovvero una scuola che andava oltre i confini delle singole nazioni. La lingua unica era il latino, parlato sia dai docenti che dagli allievi.



Le novità didattiche introdotte con la Ratio studiorum

Tra le novità didattiche che i gesuiti introdussero nella Ratio studiorum vi furono:

- la rigida divisione degli alunni in classi a seconda dell'età;
- la grande attenzione dedicata alla gradualità dell'insegnamento e alle inclinazioni e disposizioni personali dei singoli allievi;
- la presenza in ogni classe di un solo docente, che insegnava tutte le materie e che conosceva bene ogni suo allievo;
- l'introduzione di esami per il passaggio da un livello a quello superiore;
- la regolamentazione di premi e di punizioni;
- l'obbligo dell'uso parlato della lingua latina;
- l'addestramento della memoria e delle capacità logiche e di oratoria;
- l'allenamento a superare la timidezza, a padroneggiare il latino, a controllare la postura e i movimenti del corpo grazie alla partecipazione a messe in scena teatrali pubbliche;
- l'esercizio della pietà e della carità, mediante il costituirsi di apposite associazioni, dette "congregazioni mariane", cui potevano entrare solo gli alunni migliori, al fine di stimolare l'emulazione;




Altre Rationes: somaschi, scolopi e barnabiti

Le direttive indicate dalla Ratio studiorum furono talmente efficaci da divenire il modello per gli altri ordini. Questi ultimi si differenziavano dalla Compagnia di Gesù non tanto per i contenuti culturali, ma semmai per la scelta dei destinatari della loro istruzione.

In ordine di tempo, i più vicini ai gesuiti furono i somaschi, fondati con l'iniziale scopo di provvedere all'istruzione di bambini orfani e poveri. A tal fine il fondatore, Girolamo Miani, avviò varie iniziative assistenziali ed educative che puntavano, oltre che sull'istruzione catechistica, sul rafforzamento del fisico per sottrarre i bambini alle malattie, sull'acquisizione di un mestiere utile per mantenersi in età adulta e su una disciplina definita "clemente".
In seguito i somaschi fondarono collegi-convitti per rispondere alle esigenze della media borghesia locale.




Gli scolopi (Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie), si distinsero per l'impegno profuso sia nell'istruzione popolare sia nell'ambito dell'educazione collegiale.
Sulla scia delle pressioni sociali si aprirono all'insegnamento dei ceti più alti: a Roma nel 1630 fu istituito il Collegio Nazareno.
Apertosi presto agli allievi a pagamento, nel XVIII secolo il Collegio Nazareno divenne simile ai seminaria nobilium dei gesuiti, con insegnamenti quali scherma, ballo, equitazione e disegno.











I barnabiti, di origine milanese, rappresentarono per qualche tempo una piccola congregazione dedita alla predicazione della Parola di Dio e alle missioni popolari in linea con l'impegno evangelizzatore post riformistico.
Meno legate alla centralità del tradizionale impianto umanistico retorico, le scuole barnabitiche si aprirono, specie nel XVIII, alle indicazioni e ai suggerimenti concernenti una scuola più attenta alla concretezza e agli sviluppi tecnico-scientifici.
Fu inoltre costante e caratteristico il loro totale rifiuto delle punizioni corporali.






































mercoledì 18 settembre 2019

LA CULTURA DA DIGNITA' ALL'UOMO (dai Colloquia di Erasmo da Rotterdam)

Erasmo da Rotterdam, (Rotterdam, 27 ottobre 1467 – Basilea, 12 luglio 1536), è stato un teologo, umanista, filosofo e saggista olandese.
Firmò sempre i suoi scritti con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus. La sua opera più conosciuta è l'Elogio della follia. È considerato il maggiore esponente del movimento dell'Umanesimo cristiano.

I Colloquia sono una delle opere più celebri di Erasmo. Pubblicati nel 1522, oltre a costituire un manuale di insegnamento del latino, hanno un forte carattere polemico e affrontano temi quali la funzione delle humanae litterae nel combattere immoralità, abusi ecclesiastici, ignoranza, superstizione e intolleranza.

In un passaggio dei Colloquia, assistiamo al dialogo tra Antronio, un abate che disprezza la cultura, e la nobile dama Magdalia, donna acculturata e nobile d'animo.
La situazione vede l'abate criticare e disprezzare ogni genere di cultura, poiché crede sia inutile ai fini pratici, economici e mondani della vita. Dall'altra parte Magdalia cerca di convincere il chierico del contrario: la cultura è importante ed essenziale per la buona educazione e formazione della persona.
La figura "anti culturale" di Antronio è collegata al volere di Erasmo di rappresentare la corrotta Chiesa del suo tempo (da lui aspramente criticata). Una Chiesa mai basata sulla spiritualità e la religione bensì sulla vita mondana ed economica. Il personaggio di Antronio rappresenta quindi un po' quella mancanza di cultura ed arretratezza del sapere che caratterizzò per secoli l'Europa medievale.
La nobile Magdalia è l'esatto opposto: aperta culturalmente e ben disposta all'apprendimento, cerca in tutti in modi di convincere l'abate ad aprirsi alla cultura.

Al termine della discussione, Magdalia chiede ad Antronio se desidera essere trasformato in un animale insieme ai suoi confratelli. L'utilizzo del termine "animale" (che secondo Erasmo è termine opposto a quello di "uomo" poiché uno non possiede razionalità mentre l'altro si), è da intendersi come un diretto appellativo o aggettivo nei confronti dell'abate: un uomo colto sa ragionare, sapendo ragionare sa essere razionale nelle sue decisioni. Un uomo ignorante e non acculturato non sa pensare (o se lo fa lo fa male) quindi automaticamente incapace di ragionare ed utilizzare la razionalità per dirigere al meglio la sua vita.

I Colloquia del 1522 sono stati, inutile dire, un esempio per la pedagogia moderna e contemporanea; la base dell'istruzione dell'epoca. L'intera opera è strutturata a scopo didattico, non solo per imparare il latino grazie a geniali esercizi o giochi di parole, ma anche per tramandare la cultura classica ed insegnare la filosofia antica con sempre un tocco di geniale e divertente inventiva. Come Erasmo stesso dice: "Socrates philosophiam e coelo deduxit in terras, ego philosophiam etiam in lusus, confabulationes et compotationes deduxi" (Socrate fece scendere la filosofia dal cielo sulla terra; io l'ho portata a giocare, a ciarlare, a bere...).
Non si può però tralasciare l'altra faccia della medaglia: l'opera di Erasmo, a causa della sua brillante e acuta satira, fece innervosire non poco i potenti dell'epoca, e ancor di più i teologi suoi contemporanei, anche a causa dei numerosi e particolari metodi di apprendimento che Erasmo predicava.

















LE DIVERSE TIPOLOGIE DI STRATIFICAZIONE (Sociologia)

La stratificazione per nascita Nelle società più antiche le posizioni all'interno della stratificazione, e quindi anche le possibili dis...